Euphoria

Si definisce euforia uno stato di alterazione dell’umore caratterizzato da entusiasmo ed eccitazione, spesso generato dall’assunzione di sostanze esterne all’organismo. Il contraccolpo di questo eccesso di benessere è rappresentato dalla disforia, stato opposto sorretto dalla medesima radice etimologica. Tra i due si articola una relazione funambolica, giocata sul tentativo di mantenersi stabili sul bordo che li separa. Euphoria racconta, come una fotografia scattata da varie angolazioni, luci e ombre dell’eterno presente estatico in cui viviamo. Il corpo assediato dal tossico, aumenta la soglia di sopportazione con un meccanismo perverso che ne riduce la capacità di difesa dall’assuefazione. L’unica via diviene allora l’ulteriore aumento della dose che innesca un processo-gabbia di dipendenza sino al limite di intossicazione, marcato da un punto di frattura quasi sempre imprevedibile. Due generazioni opposte di artisti raccontano la vertigine di Euphoria contendendosi la luce dei riflettori dello spazio che li ospita e approdando a un luogo di incontro attraverso tentativi, ripensamenti, sconfinamenti. Luca Meloni si affida all’immaginario fantastico dell’infanzia, dove luci e colori fungono da anestetico, come mura di difesa dalla realtà che assedia la felice isola di plastica. Il mondo allestito da Luca si serve del fascino seducente ed estraniante di un pop contaminato, in cui lo sguardo sospetta per un attimo l’illusione di un paradiso perduto o forse mai realmente esistito. Ica Spanu e Antonio Salis rivelano di contro il dietro le quinte di Euphoria. L’esperienza raccolta negli anni permette loro di raccontare l’urto del contraccolpo, servendosi di immagini in sequenza la cui invasiva familiarità ne ha depotenziato oramai l’evidenza. Il fumo e la plastica sono gli agenti inquinanti utilizzati nei lavori, entrambi dipendenti dall’azione dell’aria, primo veicolo di tossicità pervasivo e inafferrabile, la cui massima evidenza si rivela proprio quando assente. Arbitro indiscusso del livello di salute ambientale. Entrambe le operazioni, rifiutano l’assuefazione e scelgono di rincarare la dose nonostante gli effetti collaterali siano ben noti. Un passo oltre la giusta misura per mettere in scena l’eccesso, terra di conquista dell’arte, che rivela una maggiore fotogenia ma chiede sempre il conto a fine pasto.

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